Betsabea Web Site | La cena delle sette
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La cena delle sette

Occhi severi e spenti, stanchi e fieri, nei quadri sulle pareti di quella grande casa.
Tappezzerie costose, cornici barocche e ninnoli di ogni genere dappertutto.
Vecchi manoscritti in una grande biblioteca personale.
Abiti preziosi e pesanti crinoline nell’armadio al primo piano.
Nessuno si sarebbe accorto della mia assenza prima di qualche ora, forse la servitù, alla quale non ho dato disposizioni per la cena delle sette.
Charlie non ne sarebbe stato affatto contento, dapprima per la cena, poi –solo dopo- per la mia fuga.
Non si è mai distinto per una mente brillante Charles Barret Browning.
Indispettito e offeso avrebbe lasciato allora la sala da pranzo per correre a controllare che non gli avessi sottratto tutti i suoi costosi regali. “No Charlie, ho preso solo la collanina regalatami da mia madre, quella con le mie iniziali…” inizia così la lettera che ho lasciato per lui nel mio portagioie.
Sorrido al pensiero di quel che accadrà dopo, ho voluto giocare con i nervi del mio ingenuo marito, abbandonando di proposito nella mia camera da letto personale alcune cartoline e biglietti che lo porteranno a credermi in Africa. Incredulo, dopo averle trovate, si farà un whisky nel suo studio e forse, mentre osserverà il mappamondo sulla scrivania di legno massiccio, penserà a me circondata da grandi elefanti.
Povero Charles.
Chissà, magari un giorno andrò davvero in Africa, ma di certo non oggi, non con indosso quest’abito di seta color zafferano con il quale mi allontano, elegante e decisa, da un destino segnato, da una me stessa annoiata su una poltrona scomoda, da un matrimonio precoce e non desiderato, da una moquette che si prende gioco di ogni mio passo, da antenati che nemmeno conosco, dalla donna che sarei diventata se fossi rimasta.
Respiro la libertà, finalmente, così come si respira aria fresca e pulita dopo un’interminabile apnea.

 

Aveva bisogno di trarre una specie di profitto personale dalle cose, perciò respingeva come inutile tutto quello che non contribuiva a saziare immediatamente il suo cuore. Aveva un temperamento più sentimentale che artistico e perciò cercava emozioni, non paesaggi.
G.Flaubert

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Collage