Essaouira, la porta del vento

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Una sensazionale Medina sul mare, la fortezza, i muri bianchi e cangianti, la rilassatezza degli abitanti, la Kasbah, le botteghe artigiane. Essaouira, originariamente chiamata Mogador, cioè piccola fortezza, è una destinazione esotica che regala solo vibrazioni positive.
La sua medina sul mare è inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO e il suo fascino marinaro è senza pari.

La città è composta da tre quartieri separati, la Kasbah compreso il vecchio quartiere amministrativo, la Medina, attraversata da due strade assiali principali, una che va da Bab Doukalla al porto e l’altro da Bab Marrakech al mare, e la Mellah, il quartiere ebraico.

Woodstock del Marocco
Essaouira è la patria della musica Gnawa, musica di una minoranza etnica di mistici musulmani di discendenza subsahariana, che proviene dagli schiavi neri portati dall’Africa, nel diciotessimo secolo, quando la città era il porto d’imbarco di schiavi per le colonie portoghesi. (Ho amato la musica Gnawa, soprattutto ascoltata e ballata sotto le stelle del deserto marocchino, ma questa è un’altra storia!)
Si dice che questa musica provenga da rituali di guarigione, attraverso l’utilizzo di percussioni che inducevano il malato in trance, riuscendo così ad espellere lo spirito maligno responsabile della malattia.
Il fascino di questa musica ebbe la sua esplosione negli anni ’60 e ’70 quando Essaouira venne soprannominata la Woodstock del Marocco. Le leggende dei suq locali dicono che Jimi Hendrix abbia lasciato in città presunti figli, e che fu osservando il forte Bordj El Berod che scrisse la sua Castles Made of Sand. Ma Jimi Hendrix non fu l’unico a cedere al fascino della languida Essaouira, anche Cat Stevens, Frank Zappa, Sting, Bob Marley e Maria Callas ne furono grandi estimatori.

La vertigine ad Essaouira é sempre in agguato. Il vento che la scuote senza tregua finisce per regalare a chi la abita e a chi la visita, una sorta di frenesia e di travaglio cui possono sfuggire solo in pochi e solo in alcuni angoli particolarmente riparati della Medina mentre centinaia di gabbiani sospesi nel cielo, parlano di libertà.

Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo,
lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia,
e loro restano lì, precise, ordinate.
Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia
e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente.
Il mare cancella, di notte. La marea nasconde.
È come se non fosse mai passato nessuno.
È come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c’è un luogo, al mondo,
in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare.
Non è vita falsa, non è vita vera.
È tempo. Tempo che passa. E basta.
Alessandro Baricco – Oceano Mare

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